Per un problema tecnico non sono più visibili le ultime immagini pubblicate nel blog. Ci stiamo impegnando per inserirle di nuovo, partendo dalle più recenti. Ci vorrà del tempo perché purtroppo le foto perse sono circa 2000. Ci scusiamo per l’inconveniente.

11 maggio 2016

FELICITA’ DOPPIA

Prima di viverlo sulla mia pelle non avrei mai pensato che, anche dentro a un canile, ci potessero essere momenti di grande felicità. Le gabbie asettiche e i cancelli sempre ben chiusi rimandano inevitabilmente a una dimensione di sofferenza e solitudine. E così è, purtroppo.  Ma quello che probabilmente in molti non sanno è che comunque, proprio dietro quelle stesse reti, il dolore dell'abbandono non riesce a toglier forza alla più potente fiducia.
L'empatia, che l'umanità sembra essersi scordata di avere, è un'imprescindibile costante nei cuori di questi eterni cuccioli feriti. E così, nonostante tutto, non alzano barriere davanti ai sentimenti sinceri di chi vuole il loro bene. Empatia. I cani ci sentono. Sentono la nostra indignazione nei confronti di chi li ha lasciati soli. Sentono la nostra voglia di riscattarli, di trovare loro una famiglia finalmente degna, sentono soprattutto i nostri sensi di colpa per non esserci ancora riusciti. I cani ci sentono, e non ci lasciano soli. E poco importa se dovranno passare mesi, prima che quegli occhioni riescano a sostenere il nostro sguardo, o prima che una carezza non venga più subita ma amata. Lasciamo loro il tempo di perdonare, perché di sicuro lo faranno.
IARGOn questi ultimi mesi ci hanno perdonati in tanti. Primo fra tutti Argo, protagonista di una piccola avventura che ha risvegliato in lui i sensi. Durante la preparazione del nuovo calendario, infatti, questo vecchio amico è stato portato fuori dal canile per essere fotografato: un viaggio in macchina, un prato diverso, odori e colori che non aveva mai sentito. Argo ha capito che non si è trattato di una forzatura, che è stato fatto per lui. Ha visto che oltre quel cancello c'è tutto un mondo da scoprire, e ora la paura verso l'uomo viene messa da parte non appena ci si presenta alla sua cuccia con il guinzaglio. E' grande la soddisfazione nel vederlo fiutare e seguire piste, per una volta guardarsi intorno e non tirarsi indietro. E se anche la strada verso la serenità sarà ancora molto lunga, rimane la gioia di vedere che, durante questi momenti di evasione, una timida luce di speranza illumina i suoi occhi, così come i nostri.
P 2E che dire del coraggio di Palmiro? Dopo quasi due anni, proprio qualche giorno fa, ha smesso di nascondersi e di evitarci, decidendo non soltanto di avvicinarsi spontaneamente a Cristina, ma anche di lasciarsi finalmente coccolare da lei. Un momento indelebile: noi infinitamente entusiaste a fotografare un evento atteso a lungo, e lui lì, fermo, a recuperare tutte le carezze mancate. Anche Palmiro ci ha sentito, anche lui ci ha capito. Ha aspettato il giusto momento per lasciarsi andare, per condividere insieme non soltanto i dispiaceri, ma anche i traguardi, proprio come una vera squadra. Una squadra che il 21giovane Ringhio sta iniziando a conoscere. E se prima, come il suo stesso nome ricorda, venivamo accolti con un "sorriso" poco rassicurante, adesso ci attende scodinzolante al cancello per andare insieme a camminare. La sua fiducia cresce sempre di più e sempre più velocemente; in davvero poco tempo questo orsacchiotto si sta sciogliendo alle nostre attenzioni, e noi al suo sguardo vispo e curioso. Infinitamente grandi sono state anche le conquiste di Baldo. Il suo cuore e il suo spirito sono così sensibili da spaventarsi per una coperta troppo colorata o per un tono di voce inaspettato. Negli ultimi mesi, in qualche modo, ha cominciato ad accoglierci. Capita di entrare dentro la sua cuccia e di non vederlo scappare. Si immobilizza per la paura, questo è vero, si sente vulnerabile e indifeso, ma non scappa. Tu ti siedi accanto a lui, e lui si lascia accarezzare con delicatezza. Non ti guarda, ma con una zampa si appoggia su di te, come IMG-20160507-WA0001a chiederti di restare, di non lasciarlo solo. Una mattina, durante i periodici controlli medici, si è lasciato mettere il collare da Paolo e lo ha seguito fuori dal perimetro in cui è solito stare. Vi lascio immaginare la gioia di tutti nel venirne a conoscenza. Ci abbiamo riprovato e non è stato facile, in realtà continua a non esserlo. Ma, con passi leggeri e mai decisi, lo abbiamo portato a fare una passeggiata in quel bosco che da troppi, troppi anni non riattraversava, felici di immaginarci, insieme a lui, la possibilità di una seconda nuova vita.
Come dicevo, pensavo che le uniche emozioni possibili dentro a un canile fossero quelle dolorose. Mi sbagliavo. Anche qui arriva la felicità, e quando arriva vi assicuro che vale il doppio.
Nadia Guidotti, CASENTINO 2000, Aprile 2016

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