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16 luglio 2009

FIV. LEUCEMIA FELINA

fiv FIV è l’acronimo anglosassone per Feline Immunodeficiency Virus, un virus felino specie-specifico, (n.d.r DUNQUE ASSOLUTAMENTE NON TRASMISSIBILE ALL’UOMO)

Come nel caso dell’HIV in umana, il FIV non produce di solito direttamente una malattia, ma tende a ridurre le difese immunitarie del gatto colpito (“ospite”), così da renderlo più suscettibile di infezioni croniche oppure di alcuni tipi di tumori.

Andiamo però per ordine: il virus si trasmette unicamente da gatto a gatto e principalmente attraverso le ferite da morso, (quindi sono maggiormente soggetti al pericolo del contagio i gatti maschi interi -cioè non castrati- che combattono per il controllo del territorio). Altre vie di contagio, come il leccamento reciproco, lo scambio di ciotole, il passaggio transplacentare tra mamma infetta e feti, i rapporti sessuali, sono vie possibili ma meno frequenti.

Una volta che il virus è penetrato nell’organismo del suo “ospite”, l’infezione decorre attraverso diversi stadi, non sempre ben distinguibili tra loro.
Inizialmente si ha una prima fase “acuta” in cui si hanno segni clinici variabili come forma e intensità (tanto che purtroppo possono passare del tutto inosservati da parte dei proprietari): si possono avere febbre, diarrea, congiuntivite, e aumento di volume dei linfonodi. Spesso gli animali colpiti presentano alterazioni degli esami del sangue, come anemia e leucopenia (diminuzione dei globuli bianchi), che però, pur essendo compatibili con la FIV, non sono specifiche di questa infezione e possono pertanto rappresentare unicamente un campanello d’allarme. In alcuni animali l’aumento di volume dei linfonodi può essere particolarmente importante e durare per alcuni mesi.
Dopo questa prima fase la gran parte degli animali entra in un periodo di “latenza”, cioè di infezione in assenza di sintomi identificabili. In questa fase, che può durare anche diversi anni, il virus è presente all’interno dell’organismo del suo “ospite”, ma le alterazioni riscontrabili sono scarse o nulle. Di solito anche gli esami del sangue sono normali; possono eventualmente essere presenti sono una lieve leucopenia e un aumento delle proteine del sangue, in particolare della frazione delle gamma-globuline (valutabile tramite un tracciato elettroforetico). Anche in questo caso però tali alterazioni non sono specifiche per il FIV e quindi possono solo mettere in allerta il veterinario sul potenziale pericolo.
La durata del periodo di latenza dipende da molti fattori, tra cui l’età del gatto al momento del contagio ( gattini più giovani tendono purtroppo ad avere un periodo di latenza più breve) e il tipo di vita che il gatto stesso conduce, con particolare riferimento alla sua esposizione ad altre malattie infettive ( lo stimolo indotto da altre infezioni sul sistema immunitario può rendere più breve la fase di latenza).

La fase avanzata dell’infezione, la FAIDS (Feline Acquired Immunodeficiency Syndrome) è caratterizzata da frequenti infezioni croniche. In particolare vengono riscontrate con maggiore frequenza stomatite/gengivite/faucite ( un’infezione generalizzata delle gengive e della regione più caudale della bocca), anemia, leucopenia, insufficienza renale, sinusite e una serie di malattie infettive batteriche, virali e parassitarie che godono della diminuzione delle difese immunitarie del povero gatto.

Si rilevano spesso anche infiammazioni delle congiuntive e degli occhi (dalle congiuntive arrossate e infiammate, alla lacrimazione frequente , all’”opacamento” degli occhi).
La FAIDS rende inoltre i gatti più suscettibili allo sviluppo di tumori, soprattutto di natura linfoide (partono cioè dal tessuto linfoide normalmente presente nell’organismo). In particolare il linfoma alimentare (tumore che colpisce l’intestino e i cui sintomi possono essere inizialmente subdoli, ma che di solito a lungo andare causa grave diarrea e dimagrimento dell’animale) è riscontrato più frequentemente in gatti colpiti dalla FAIDS.

La diagnosi di FIV può essere fatta attraverso diversi esami del sangue. In particolare il metodo più diffuso ricerca gli anticorpi che il sistema immunitario del gatto ha prodotto nei confronti del virus.
Infatti dopo il contatto con il virus e la sua iniziale circolazione nell’organismo, il sistema immunitario dell’ospite prova a difendersi producendo anticorpi (difesa purtroppo inutile contro questo virus). Ci vogliono circa 2-4 settimane perché si verifichi la produzione di anticorpi ( e possono volerci fino ad 8 settimane perché questi anticorpi siano “visibili” ai test).
Il test che ricerca gli anticorpi può dare , anche se raramente, falsi risultati positivi, per cui può essere utile ritestare i gatti positivi. In particolare nei gattini piccoli che sono nati da mamme infette, può capitare che il test sia positivo perché il gattino ha nel sangue gli anticorpi passati dalla mamma con il latte, anche se lui non è entrato in contatto con il virus e non è infetto. In questo caso il test di conferma andrebbe ripetuto dopo che il gattino ha compiuto i 6 mesi di età.
Purtroppo sono possibili anche risultati falsi negativi, soprattutto in animali che sono nella fase acuta o iniziale dell’infezione. Quindi in quegli animali che hanno sintomi compatibili con la fase iniziale dell’infezione da FIV , ma in cui il test è risultato negativo, sarebbe utile un test di conferma a distanza di almeno 8 settimane.
Anche quando si raccoglie un gattino dalla strada senza conoscerne la storia, un iniziale test negativo andrebbe riconfermato dopo almeno 8 settimane; proprio perché se il gatto fosse entrato solo recentemente in contatto con il virus, potrebbe non aver ancora prodotto gli anticorpi evidenziabili dal test.

Per il FIV non c’è una cura specifica e attualmente non esiste in Italia un vaccino. Negli Stati Uniti è stato commercializzato un vaccino, ma sulla sua reale efficacia gli studi sono ancora in corso (non è infatti sicuro che copra tutti i sottotipi di virus esistenti e peraltro può indurre errori di interpretazione nei test per valutare lo stato FIV).

Come già detto, nei gatti FIV positivi (FIV + ) altre infezioni dovrebbero essere quanto più possibile evitate, proprio per non accelerare il decorso della malattia. I gatti infetti poi, anche quando clinicamente sani, dovrebbero essere portati dal veterinario almeno una volta all’anno, in modo che dalla visita e dagli esami del sangue sia possibile evidenziare qualsiasi altra malattia il più precocemente possibile. Qualsiasi anomalia che il proprietario noti dovrebbe essere riferita tempestivamente al proprio veterinario per lo stesso motivo.

I gatti che si ammalano non sono necessariamente spacciati, ma vanno trattati in maniera più “attenta”, per cui terapie antibiotiche o antimicotiche possono richiedere dosaggi più alti e per tempi più lunghi rispetto a quelle praticate su gatti FIV negativi.(…)

Purtroppo non esiste una terapia specifica per il FIV. Si può solo tentare di tenere sotto controllo l’infezione con l’utilizzo degli interferoni e dell’AZT.

Una raccomandazione ai proprietari: i gatti FIV + dovrebbero essere tenuti in casa per almeno due ragioni:

  • In primo luogo per ridurre la loro esposizione ad altre malattie infettive e provare in tal modo ad aumentare le loro aspettative di vita (animali contagiati da adulti, tenuti in un ambiente casalingo e sotto attento controllo da parte del proprietario e del veterinario, possono vivere anche dieci anni in condizioni più che soddisfacenti).
  • In secondo luogo per evitare che essi stessi possano allargare il contagio, tentando così di ridurre la presenza di questa grave malattia nel nostro territorio.

Sempre a tale scopo, a costo di annoiare chi legge, suggerisco ancora di castrare i gatti maschi e sterilizzare le femmine: oltre ad un responsabile controllo delle nascite, questa pratica può contribuire a ridurre le possibilità di contagio di queste malattie nella popolazione felina.

FONTE: www.veterinariagiustiniana.com

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